IT_Iceman

ottobre 10, 2011

Ho avuto una nuova trasformazione, sono diventato Iceman.

Ma i super poteri per me non sono una novità, nella mia vita, prima di diventare uno dei Magnifici4 son già stato un X-Men.
In quel periodo avevo scoperto di aver sviluppato una serie di poteri speciali, tutti particolari e legati da un unico filo conduttore, il cibo.
Quello era il periodo in cui potevo capire se la serata in ristorante sarebbe stata busy semplicemente interpretando il modo di camminare dei passanti per strada:
camminata frenetica = serata busy, come volevasi dimostrare; ritmo allegro = busy, ma solo all’inizio del turno; passo pizzicato con cambi di direzione = gente che entra ed esce dal locale regolarmente, ma tutto sommato una serata piacevole; strade semivuote con gente che cammina sorridente = un inferno, tavoli di compleanno con 20 persone che ordinano tutti cose diverse e che confondono la cucina giapponese con quella cinese, coppie che devono andare a teatro e hanno lo spettacolo che inizia in 18 minuti ma ti avvisano che devono fare di fretta al sedicesimo minuto, gente di ritorno da un soggiorno di tre mesi in Giappone che crede di conoscere qualsiasi cosa della cucina orientale e che al vedere un ragazzo italiano come cameriere in un ristorante giappo sfiora la crisi epilettica.
Non avevo solo la capacità di interpretare i segni e prevedere il futuro, avevo anche un udito ad ultra suoni. Potevo sentire delle bacchette cadere per terra a tre tavoli di distanza in mezzo al caos delle chiacchiere dell’ora di pranzo, del portone che si apre e chiude per far entrare la gente e del carrello dei bicchieri che esce dalla lavastoviglie in mezzo ad una nuvola di vapore, anzi potevo capire che una bacchetta stava per finire a terra semplicemente sentendo il suono del suo sbattere sullo spigolo del tavolo e potevo arrivare a presentarmi al tavolo con delle bacchette puliti appena il cliente sollevava la testa da terra dopo essersi chinato a raccogliere i chopstick. Potevo sentire le bestemmie dello chef mentre si tagliava per sbaglio con il coltello, potevo quasi sentire il rumore del coltello che iniziava a tagliare la carne, senonchè poi le parolacce diventavano troppe e coprivano tutti gli altri suoni. Potevo sentire il ropersi di un bicchiere, una bottiglia che veniva stappata o la macchina del riso che veniva aperta fino ad un piano di distanza. Ma soprattutto, in qualsiasi situazione, punto del ristorante o momento della serata sentivo la campanella suonata dai cuochi per avvisare in sala che era appena stato completato un piatto da servire.

CONTINUA

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